Effetti collaterali dell’argento colloidale ionico

 

 

1 È importante rendersi conto che l’argento non è un prodotto chimico, quindi non si tratta di una sostanza artificiale. Se lo si usa con oculatezza non c’è da temere nessun effetto collaterale, finora non sono state neppure segnalate interazioni con altri farmaci. L’argento colloidale non danneggia né gli enzimi endogeni né lo stomaco.

 

È tuttavia necessario far presente il rischio di argiria, una colorazione grigio-blu della pelle e delle mucose dovuta ai composti dell’argento depositatisi nei tessuti. Quasto fenomeno era stato descritto già mille anni prima della nascita di Cristo.

I primi sintomi consistono in linee grigio-blu sulle gengive, ma per procurarsela bisogna assumere dosi molto elevate di argento per lungo tempo. Ci vogliono quantità enormi di argento elementare, in media 3,8 grammi al giorno (di conseguenza per sviluppare argiria, equivale a somministrare giornalmente dai 150 ai 570 litri di argento colloidale a 10 PPM ad un adulto del peso di 70 kg). Questo effetto collaterale non produce danni alla salute, ma rappresenta un grosso problema estetico per chi ne è colpito, dato che la colorazione della pelle è permanente.

 

L’argento non ha praticamente mai scatenato allergie, che sono state osservate solo in individui esposti lungamente ad elevatissime concentrazioni di questo metallo (per esempio i minatori nelle miniere d’argento). È inoltre necessario ricordare che alcuni individui soffrono di allergie ai metalli specifici, di conseguenza bisogna essere certi di non essere allergici all’argento prima di prendere l'argento colloidale.

 

I soggetti con malattie renali possono essere a maggior rischio di sviluppare tossicità all’argento. Si tratta di una ipotesi ragionevole, in quanto sembra che i reni siano un percorso importante nella eliminazione dell’argento dal corpo.

 

È possibile che un’assunzione prolungata di dosi elevate di argento colloidale determini la morte anche dei batteri del tratto intestinale, per questo in simili casi bisognerebbe controbilanciare la situazione, per esempio introducendo lo yogurt nella dieta. Non si tratta comunque di un problema grave e, al contrario degli antibiotici, l’argento colloidale non indebolisce il sistema immunitario anzi, procura all’organismo una sorta di scudo protettivo contro numerose malattie.

 

C’è però ancora un possibile effetto collaterale, la cosidetta reazione di Jarisch-Herxheimer o “crisi di guarigione”, dal nome dei medici, che nei pazienti sifilitici constatavano sempre un peggioramento provvisorio dei sintomi dopo aver iniziato le cure con il Salvarsan.

Vista però dalla giusta angolazione, si tratta piuttosto di una prova di efficacia: se un gran numero di germi patogeni vengono uccisi, per esempio dall’argento colloidale, l’organismo viene invaso da un’enorme quantità di sostanze tossiche rilasciate dai batteri distrutti. Queste sostanze possono temporaneamente causare febbre, stanchezza, sintomi di tipo influenzale e altri disturbi analoghi. In tal caso si può interrompere l’assunzione di argento colloidale fino alla scomparsa dei sintomi.

 

Nel complesso si può tuttavia sostenere a buon diritto che la medicazione con l’argento presenta notevoli vantaggi e comporta solo un rischio ridotto.

È possibile usare questa frase per descrivere gli effetti collaterali: tutto quello che è composto da più di una cellula, sembra gradire l’argento colloidale.

 

La valutazione delle autorità sanitarie

 

2 Dichiarazione FDA (Food and Drug Administration)

L’ente americano per il controllo dei farmaci FDA stabilisce con una direttiva del 16 settembre 1999 che “tutti i prodotti contenenti argento in forma ionica/collidale o sali d’argento per uso interno o esterno non vengono riconosciuti come sicuri o efficaci. Ogni affermazione circa l’efficacia di questi preparati che vengono commercializzati elencando le numerose proprietà su malattie spesso molto serie, non viene riconosciuta dalla FDA. L’Ente non è a conoscenza di nessuna prova scientifica che possa confermare tali affermazioni.”


Questo significa che non sono mai stati forniti sufficienti protocolli di ricerca sull’uso dell’argento colloidale e quindi l’Fda non può prendere una posizione circa il suo uso. Normalmente per poter fare le ricerche necessarie per ricevere l’approvazione della FDA sono necessari milioni di dollari di investimento e visto che non è possibile brevettare l’argento colloidale (non sarebbe quindi fonte di profitto per nessuna casa farmaceutica) nessun gruppo di ricercatori si prenderà mai la briga di investire dei soldi per effettuare i protocolli di studio necessari all’approvazione.

 

3 Sappiamo che l’argiria è stata prodotta negli adulti che hanno assunto 900 mg di argento per via orale per un periodo di un anno. Nella letteratura ci sono stati anche casi dove l’assunzione di nitrato d’argento a 6,0 grammi per via orale e 6,3 grammi di argento arsphenamine somministrato per via intramuscolare hanno dato la comparsa di argiria. Un altro studio ha stimato che la dose minima per via orale per la produzione di argiria varia dai  25-50 grammi, considerata su un periodo di sei mesi.Una singola dose letale è stimata a 10 grammi, anche se ci sono stati dei casi con dosi più elevate. (Nota: questa quantità di 10 grammi è riferita al nitrato d'argento che è molte volte più tossico rispetto l’argento colloidale ionico).

La dose letale stimata in 10 grammi per gli esseri umani da Goodman e Gillman equivale a 1000 litri a 10 PPM di argento colloidale ionico.

 

 

 

 

Riferimenti:

1 Informazioni tratte da: “Uso terapeutico dell’argento colloidale”  di Josef Pies Macro Edizioni - anno 2009 -

2 Informazioni tratte da SilverMedicine (ente americano senza scopo di lucro, creato per fornire al pubblico informazioni e risultati di ricerche scientifiche sull’uso e le proprietà dell’argento ionico colloidale ottenuto da procedimento elettrico, non affiliato con nessun produttore di argento colloidale o apparecchiature per la sua produzione). http://www.silvermedicine.org

3 Informazioni tratte da: “Colloidal Silver” A Literature Review: Medical Uses, Toxicology and Manufacture - By John W. Hili